La biblioteca

Collegato ad altre analoghe realtà e, in primo luogo, alla Associazione Amici di Cesare Brandi, l’Archivio funziona come centro informativo specializzato nel restauro dei Beni Culturali.

Al momento esso può contare sulla  Biblioteca del prof. Giuseppe Basile,  costituita da circa 930 volumi tra pubblicazioni specialistiche e didattiche nel campo, in italiano e anche in lingua straniera.

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Per Pippo Basile - Caterina Bon Valsassina

Vorrei ricordare Pippo rievocando un episodio emblematico del suo carattere, onestà e integrità professionale, un episodio che riassume e suggella tutta la sua carriera professionale “al servizio” dell’Istituto Centrale del restauro, che, di proposito, e in omaggio a Pippo, chiamo col nome con cui venne definito nel 1939 nell’anno della fondazione.

Quando Pippo andò in pensione, all’inizio del 2009, ero ancora Direttore dell’Istituto – non volle, e me lo chiese, né saluti né regali, insomma nessuna “cerimonia” di addio. Era nel suo carattere schivo questo understatement, questo rifiuto dei tipici rituali che si compiono in ogni ufficio quando un dipendente va in pensione. Nel suo caso, inoltre, credo provasse un dolore autentico per il distacco dall’Istituto, dove era approdato dal 1976, dedicandosi per oltre trent’anni a svolgervi con passione e competenza la mission istituzionale.

Ma nessuno di noi, in Istituto, aveva intenzione di lasciare andare via Pippo così. Organizzammo, a sua insaputa, tutta una serie di regali speciali, articolati e connessi in un vero e proprio “evento” per salutarlo degnamente. 

Il punto di partenza fu una tavola dipinta proveniente da Cipro in restauro all’Istituto, raffigurava al centro San Nicola  con storie della sua vita ai lati. La figura del santo protagonista, con la barba e il volto severo, era in sostanza un ritratto di Pippo, di una somiglianza impressionante. Un intero settore dell’Istituto lavorò con Photoshop per giorni per trasformare l’icona di Cipro in quella che poi chiamammo l’ “Icona di Castelvetrano”. Nelle storie laterali le figure della tavola originale vennero sostituite da quelle dei protagonisti, insieme a Pippo, della vita dell’Istituto, da Brandi e Argan, a Urbani, fino a Giuseppe Proietti e a me. L’immagine rielaborata venne stampata in un formato 120x70 e incorniciata.

Non ci bastava ancora: una delle restauratrici che aveva lavorato a Padova nel cantiere degli Scrovegni aveva “verbalizzato” le numerose riunioni tecniche con una serie di schizzi, dei quali Pippo era il protagonista incontrastato. Tutti i disegni, che raffiguravano, ad esempio, Pippo sempre in viaggio fra Padova e Roma e Assisi, vennero raccolti in un album rilegato.

Vennero anche prodotti segnalibri e cartoline con dettagli dell’ Icona di Castelvetrano, e, come focus dell’evento, sarebbe stato proiettato un video d’epoca sulla fondazione dell’ICR nel 1939.

Restava il compito più difficile: come convincere Pippo a venire in Istituto. Con la complicità di tutti, dovetti usare l’inganno. Gli chiesi di venire da me a metà mattina di un giorno infrasettimanale col pretesto che dovevo chiedergli un consiglio, nel frattempo era stata allestita nella Biblioteca Venturi (eravamo ancora nella sede storica di san Francesco di Paola) l’esposizione dei regali (Icona di Castelvetrano, album di disegni, segnalibri e cartoline), erano state preparate le sedie per la proiezione del video, non mancava, ovviamente, un rinfresco. Tutti i dipendenti dell’ Istituto si erano rinchiusi nella Biblioteca un’ora prima dell’arrivo di Pippo che, quando venne, trovò tutti i corridoi stranamente deserti. Per rendere credibile la messa in scena era presente solo il personale della mia segreteria.

Quando Pippo arrivò, lo portai quasi subito nella Biblioteca e trovò non solo tutto l’Istituto ad accoglierlo, ma anche sua moglie Vita, avvisata  da qualcuno di noi e che ci aveva magnificamente “retto il gioco”.

Ricordo che Pippo si commosse, nella sua maniera un po’ burbera e di poche parole, credo perché avvertì che non era il “solito” regalo e il “solito” rinfresco e, soprattutto, sentì l’affetto e la stima profonda di tutto l’Istituto al quale aveva, appunto, dedicato tutta la sua vita.

Caterina Bon Valsassina

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