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Diciassette anni di restauri negli articoli pubblicati sul Giornale dell'arte" . La recensione della Prof.ssa Branka Secaric direttrice di ICOMOS Serbia

"Giuseppe Basile, DICIASSETTE ANNI DI RESTAURI NEGLI ARTICOLI PUBBLICATI SUL GIORNALE DELL’ARTE. Introduzione di Vittorio Brandi Rubiu, Ed. Archivio Internazionale per la storia e l’attualità del restauro – per Cesare Brandi, AISAR – Palermo, 2015".

Il volume dal titolo Giuseppe Basile, Diciassette anni di restauri negli articoli pubblicati sul Giornale dell’Arte è stato pubblicato dall’Archivio internazionale per la storia e l’attualità del restauro (AISAR) di Palermo nel luglio 2015. Si tratta propriamente di una raccolta digitale di articoli sul restauro pubblicati dal prof. Giuseppe Basile nella rivista tra il 1995 e il 2012. I testi sono stati raccolti da Anna Maria Farinato, membro della redazione della rivista, mentre Giancarlo Buzzanca ha curato gli aspetti tecnici e visuali dell’edizione digitale. 

Il Giornale dell’Arte è una nota rivista italiana edita dalla casa editrice torinese Umberto Allemandi &C. Nasce nel 1983 come pubblicazione mensile, ma per la forma e il concept assomiglia più a un quotidiano. Tratta notizie ed eventi dal mondo dell’arte, e ogni numero contiene otto unità tematiche relative ad aree diverse, direttamente o indirettamente legati all'arte (archeologia, economia, fotografia, libri, musei, mostre, opinioni e documenti e restauro). 

Giuseppe Basile (1942-2013), uno dei maggiori rappresentanti della “cultura del restauro” italiana,concluse gli studi in Storia dell’Arte nel 1964 presso l’Università di Palermo con Cesare Brandi. Si specializzò a Roma presso la Scuola di Perfezionamento in Storia dell’Arte dell’Università la Sapienza con Carlo Giulio Argan (1965-1967). Probabilmente non è un caso che questi due nomi importantissimi della storia dell’arte italiana, ai quali legò la sua formazione, influenzarono segnatamente e marcarono in maniera indelebile la sua vita lavorativa,infondendogli competenze estremamente professionali, un’alta formazione, alti valori etici, e uno straordinario senso di responsabilità nei confronti della materia del restauro, ovvero del patrimonio culturale italiano e mondiale. 

Durante quasi tutta la sua carriera lavorò presso l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), oggi Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR), svolgendo varie funzioni e incarichi, in primis nel servizio di intervento sui beni architettonici del Dipartimento tecnico dell’ICR; successivamente, tra il 1981 e il 1987,fu alla guida dell’Istituto che si trasferì nel complesso di San Michele, dove sono collocati atelier e laboratori di restauro. Sotto la sua direzione furono eseguiti numerosi lavori di restauro, alcuni dei quali considerati tra i più complessi e prestigiosi della scuola italiana di restauro, ovvero gli interventi di restauro degli affreschi murali di Giotto della Cappella degli Scrovegni di Padova, gli interventi sugli affreschi murali di Giotto e Cimabue nella Basilica di San Francesco di Assisi, sull’Ultima Cena di Leonardo nella Basilica di Santa Maria delle Grazie di Milano, sugli affreschi murali e le decorazioni in stucco del Palazzo del Quirinale a Roma, sui dipinti di Caravaggio nella Cappella Contarelli della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Insegnò Teoria e storia del restauro di opere d’arte presso la Scuola di specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università La Sapienza a Roma e successivamente presso il Dipartimento per la Storia dell’Arte dello stesso ateneo. Nel 1975 divenne membro ordinario della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione per l’Archeologia Sacra. Uno dei più fedeli continuatori della linea brandiana del restauro, profuse immensa energia ed entusiasmo nella celebrazione dei cent’anni dalla nascita di Cesare Brandi (2006). Per l’occasione organizzò numerose iniziative, incontri, convegni, conferenze, nonché i lavori di traduzione dell’opera capitale di Brandi La Teoria del restauro nelle lingue in cui non era stata ancora tradotta (giapponese, portoghese, tedesco, cinese, polacco, serbo). Si occupò delle nuove edizioni, partecipò alla promozione delle nuove traduzioni e delle riedizioni in tutto il mondo, guidato dall’idea di ampliare le conoscenze e diffondere il pensiero teorico e le attività del teoretico senese, fondatore della conservazione italiana moderna e di una delle istituzioni più prestigiose al mondo in materia di restauro, l’ICR. Come Segretario dell’Associazione degli amici di Cesare Brandi a Roma, negli ultimi anni della sua esistenza fondò l’Archivio internazionale per la storia e l’attualità del restauro AISAR per Cesare Brandi, aperto al pubblico il 7 novembre 2012 con programmi di studio, approfondimento e diffusione delle teorie e delle attività dei protagonisti della tradizione del restauro italiana, in particolare di C. Brandi, sviluppando, organizzando e realizzando varie attività di formazione e specializzate nella materia del restauro. AISAR funziona come uno specifico centro di informazione, specializzato in restauro e conservazione dei beni culturali. Possiede una biblioteca molto fornita donata da G. Basile, il cui numero di volumi è destinato a crescere grazie alle donazioni future, nonché un archivio di documenti sugli interventi di restauro, il cui fondo iniziale è rappresentato dai documenti di Brandi e Basile e che è anch’esso destinato a crescere. 

Il libro Giuseppe Basile, 17 anni di restauro nei testi pubblicati nel Giornale dell’Arte contiene 53 testi sul restauro firmati dal prof. G. Basile che questi aveva pubblicato nella rivista Il Giornale dell’Artedal 1995 al 2012. L’ultimo testo inserito, il 54°, è un contributo della Redazione del giornale e riguarda la fondazione dell’AISAR e della biblioteca “Giuseppe Basile”. 

Nell’introduzione del libro, Vittorio Brandi Rubiu racconta il rapporto con Basile e il suo primo incontro all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, e sottolinea che già all’epoca Basile era considerato “uno dei migliori studenti di Brandi, sicuramente il più accurato e diligente”. Descrive in seguito la commemorazione dei cent’anni dalla nascita di Brandi, affermando che quell’occasione, allo stesso tempo eccezionale e carica disignificato, fornirà a Basile l’opportunità di esprimere la piena gratitudine dell’allievo verso il maestro, gli insegnanti, ma anche verso le opere, innanzitutto La Teoria del restauro, di cui Basile fu un instancabile promotore, impegnandosi nella traduzione di quest’opera in tutti i Paesi del mondo - anche in Paesi come Cina e Giappone, nei quali le conoscenze di base sulla teoria del restauro non erano arrivate. Brandi Rubiu sostiene che le attività di commemorazione del centenario proseguirono per tutto il 2006, anche una volta esaurito il programma ufficiale, e mostra i problemi riscontrati da Basile, ma anche la sua passione, dedizione e capacità operative grazie alle quali riesce a superare tutti gli ostacoli. 

Scorrendo brevemente i contenuti dell’appendice, è chiaro che in tutti i testi il tema centrale sia il restauro. Eppure non tutta l’appendice è legata al tema del restauro. Vi sono articoli nella rubrica libri, notizie, persino testi critici come quello dal titolo Vero o falso? del 2007, nato come reazione all’intervista di Bruno Zanardi nella stessa rivista nel quale commenta la commemorazione del centenario dalla nascita di C. Brandi e gli interventidi Assisi. Benché il restauro sia il tema principale, i testi mostrano non solo la vastità di interessi dell’eminente storico dell’arte, ma anche il“godimento dell’esperienza unica dell’arte”, la conoscenza profonda dei vari periodi della storia dell’arte, rappresentati da opere d’arte, tecniche e interventi di restauro. 

A causa dell’“insolita” prassi della scuola italiana di restauro, per la quale i lavori di conservazione e restauro delle opere d’arte sono guidati da storici dell’arte, la maggior parte dei testi nel volume nasce come risultato di interventi di restauro eseguiti dall’Istituto centrale per il restauro sotto la guida del prof. Basile. Essi sono un’importantissima testimonianza diretta del direttore dei lavori sull’approccio applicato, sui problemi riscontrati ma anche sulle opere d’arte che sono quasi sempre italiane. Fornire informazioni al pubblico sui lavori eseguiti tramite i testi sul mensile, senza attendere la fine dei lavori per pubblicare la monografia, il che è un obbligo professionale, rispetta la migliore tradizione della scuola brandiana secondo cui la professione del restauratore è un lavoro di pubblico interesse e quindi di grande responsabilità, in cui è richiesta la presenza dei media che riportino le varie attività – e ovviamente non a livello amatoriale, ma altamente professionale. 

E Basile lo fa, non solo quando diffonde informazioni sui lavori del suo Istituto e quando analizza gli interventi, ma anche tramite messaggi educativi, come il testo del 1995: “Le pitture murali delle due Basiliche sotto tutela dell’ICR”, in merito alle attività della prima campagna di supervisione e manutenzione partita nel 1989 per la pittura murale della Basilica di San Francesco di Assisi. Qui avverte dell’importanza della tutela preventiva e della manutenzione dei beni culturali, poiché il controllo sistematico e la manutenzione implicano molte meno spese ed evitano il ricorso a interventi più complessi, rischiosi e di conseguenza più dispendiosi. 

La maggior parte dei testi della raccolta riguarda naturalmente i lavori di restauro che il prof. Basile gestì direttamente, coordinò o di cui fu supervisore, in particolare quelli legati a grandi progetti di restauro quali, tra gli altri, gli interventi nella Basilica di San Francesco d’Assisi dopo il sisma distruttivo del 1997. Gli articoli pubblicati comprendono il periodo dal 1997 al 2006, dai primi sopralluoghi successivi alle scosse, passando per la conta dei danni, le informazioni sui lavori futuri, i rapporti di intervento e la loro esecuzione a fasi, fino alla fine dei lavori la cui fase principale è condensata nel testo Un puzzle di 300 mila pezzi grande 5 mila mq del 2006. Considerata la lunga esperienza precedente su questo monumento e il delicato compito di risanamento dei danni del terremoto sulle opere d’arte della pittura medievale italiana, le sue pubblicazioni sono attente e mostrano il suo senso di responsabilità, nella migliore tradizione della scuola italiana di restauro; in seguito, pubblicò su questo tema anche una monografia[1]. Tuttavia, ogni testo, anche quando riguarda principalmente il rapporto sullo stato dei monumenti (come quello dal titolo Ci sarà o non ci sarà il miracolo di Assisi? pubblicato a un anno dal terremoto, nell’ottobre 1998), oltre alle analisi comparative di altre opere d’arte contiene riflessioni teoriche sugli approcci moderni della conservazione, ma anche su quelli che venivano applicati in passato, quali ad esempio la ricomposizione di frammenti che Brandi eseguì direttamente nel dopoguerra nei complessi di pitture murali della Cappella Ovetari a Padova e della Cappella Mazzatosta di Viterbo. 

Viene menzionato un altro importante lavoro guidato dal prof. Basile, i lavori di restauro delle pitture murali della Cappella degli Scrovegni a Padova nel testo Cappella degli Scrovegni: via al restauro in tempi da record (e con la massima prudenza) del marzo 2001 e del secondo Alla faccia di Giotto del marzo 2002, a inizio e fine lavori.Il testo tratta interventi eseguiti in tempi brevissimi, terminati entro un solo anno dalla preparazione del cantiere, mentre gli stessi lavori erano durati otto mesi. Il lavoro completo e le sue fasi erano tutte visionabili dal pubblico sul sito dell’Istituto e del Ministero della cultura. Il progetto e le questioni metodologiche principali dell’approccio erano stati presentati a una serie di esperti, e ne era nato un lungo, serio dibattito molto prima che partissero i lavori. Nella fattispecie, gli studi e le prove sul metodo proseguivano senza sosta dal 1994; l’enfasi era posta sull’eliminazione dello zolfo, sul trattamento delle lacune e sulla presentazione. La ricerca durò anni, se ne occupò quotidianamente, ma dovette prendere una decisione veloce su quale trattamento delle lacune attuare sui dipinti di Giotto. Si tratta di quella parte delle attività che il pubblico non vede, la quale, tuttavia, puntellata da profonda conoscenza e da un’esperienza invidiabile, rende possibile la realizzazione di imprese importantissime in tempi davvero record[2]. 

Sebbene abbia raggiunto i risultati migliori nel restauro dei dipinti italiani medievali, innanzitutto su quelle opere famose a livello mondiale, il prof. Basile aveva interessi di ampio respiro. Così come Brandi, seguiva tutti gli aspetti dell’espressione artistica, partecipava a interventi di restauro di diverse opere d’arte e beni culturali. La varietà dei suoi interessi è rappresentata alla perfezione dalla raccolta dei testi su temi più svariati, come l’archeologia, ad esempio nel testo Il caso della Valle dei Templi: la difficoltà di coniugare le istanze della tutela con una gestione non paralizzante del 1999 nel quale riflette sui problemi di tutela e di gestione del parco archeologico di Selinunte, in Sicilia, o nel testo Non è ancora troppo tardi del 2007 relativo a Piazza Armerina e al mosaico della Villa del Casale, grande dibattito sulla nuova struttura protettiva che avrebbe dovuto sostituire la vecchia progettata da Franco Minissi. Racconta con la stessa dedizione anche la scultura monumentale di Minerva di Arturo Martini, la quale si trova nei locali dell’Università La Sapienza a Roma, nel testo La dea universitaria di Arturo Martini del 1996; si concentra molto sul suo trattamento di conservazione, nonché sulla conservazione della pittura moderna. 

G. Basile era molto legato ai temi della conservazione e del restauro dell’arte moderna, in particolare della pittura moderna. Fu uno dei pochi professionisti ad occuparsene con impegno e a dare risultati concreti. Nel testo Degradabili anche se appena fatte del 2004 parla del problema della conservazione/del restauro dell’arte contemporanea in Italia e sottolinea che l’approccio di questo tipo di restauro è all’ombra del restauro delle opere che appartengono a epoche precedenti. Trattandosi di materiali nuovi e di tecniche nuove, succede spesso che gli artisti contemporanei “riparino” da soli le proprie opere. Basile cercherà invece di far sì che anche il restauro di queste opere venga affidato ai restauratori. Un secondo testo relativo a questo tema Finalmente! Qualcosa cambia del 2007, saluta l’iniziativa di quelle istituzioni (Direzione generale per l’architettura contemporanea e per l’arte, Galleria nazionale di arte moderna ed Istituto centrale per il restauro) che avevano creato un’unità per la formazione dei restauratori dell’arte contemporanea all’interno della Scuola dell’Istituto. Il testo Un settore in crescita, dello stesso anno, riguarda lo studio dei rapporti tra le istituzioni italiane che si sono occupate del restauro dell’arte contemporanea nell’arco degli anni 2000-2007. In ultimo, il testo Grande Cretto: troppe rughe del 2008,sulla presentazione del restauro della celebre opera di Alberto Burri, primo esempio di Land Art in Italia; nel testo dell’ottobre 2010 dal titolo Vincere si deve la sorte torna a parlare di Burri, sul ruolo che la sua opera ebbe nell’installazione ambientale dell’artista e dei nuovi rischi emersi e che hanno messo in pericolo in maniera preoccupante la struttura dell’opera. 

Anche altri testi, ad esempio quelli sulla formazione dei conservatori, sono una prova dell’ampio spettro di interessi del prof. Basile. Lo stesso aveva portato avanti una missione pedagogica e possedeva la straordinaria capacità di trasmettere le conoscenze; è pertanto logico che a questo tema abbia dedicato molti dei suoi lavori. In questa raccolta emerge il testo Neppure in Italia si nasce “imparati” del 2000 sull’iniziativa dell’epoca del Ministero della cultura relativa al decentramento della formazione; si introducono chiaramente i presupposti fondamentali per la formazione di nuovi restauratori e si avverte che l’esagerata moltiplicazione di corsi di formazione non garantisce la qualità, ma nasconde il pericolo che il restauro torni a ridursi ad un mero lavoro di riparazione. Nel testo Una banca dati di nome ASRI del 2005 si riflette sull’idea della banca dati del 1996, nello specifico su un archivio storico di restauratori italiani nel quale sarebbero coinvolte tutte le istituzioni che si occupano di restauro, mentre il testo del 1997 Qual è l’indice di rischio si occupa di un’altra banca dati, ovvero di un’iniziativa dell’ICR per la creazione di una “Carta di rischio del patrimonio culturale”, una mappatura del rischio del territorio per introdurre interventi efficaci di prevenzione e una reazione adeguata in situazioni di emergenza. 

I testi selezionati dalla raccolta Diciassette anni di restauri negli articoli pubblicati sul Giornale dell’Arte sono solo una parte dei temi ai quali in questi 17 anni il prof. Basile dedicò il suo lavoro. Non va dimenticato, tuttavia, che pubblicò comunque moltissimi scritti, che i suoi numerosi lavori e le monografie sui lavori eseguiti sono presenti nelle riviste del settore, e che redasse un gran numero di edizioni, in particolare quelle dedicate a Brandi. Eppure, la raccolta di questi testi è stata in grado di mostrare la varietà e la vastità dei suoi interessi, anche quando convergevano su un tema principale, il restauro. Come i suoi grandi predecessori, Brandi e Argan, Basile non crea “divisioni” nella storia dell’arte, né nei beni culturali. Tutti i periodi, tutti i beni, mobili e immobili, sono oggetto di riflessione. Come seguace della migliore tradizione italiana del restauro, possedeva una straordinaria curiosità intellettuale e una vasta formazione umanistica, il che gli rese possibile di muoversi con destrezza nei diversi settori della disciplina. Sapeva “ascoltare”, “leggere” e interpretare gli aspetti più sostanziali delle opere di cui curava il restauro, nella profonda consapevolezza della responsabilità del mestiere che svolgeva e convinto nel difendere il diritto di conservare il patrimonio culturale. La sua alta professionalità, la linea intellettuale e il forte “imperativo morale” erano reperibili in ogni sua comunicazione professionale. Con questa raccolta il curatore ha offerto una ricca, pregevole visione d’insieme delle attività e delle riflessioni del prof. G. Basile in un preciso arco di anni (1995-2012). C’è da aspettarsi che la disponibilità e la capacità comunicativa dell’edizione elettronica stimoli i lettori ad approfondire le proprie conoscenze sugli altri lavori e sulle altre attività di questa completamente autentica personalità del mondo del restauro.

Branka Šekarić  



[1]Il restauro della Basilica di Assisi – The restoration of the Basilica Assisi, con DVD, Ed. Art Media, 2007.

[2]I membri del Comitato nazionale ICOMOS Serbia ebbero la possibilità di venire a conoscenza delle esperienze di entrambi questi progetti, la Basilica di San Francesco d’Assisi e la Cappella degli Scrovegni di Padova, durante la lezione dal titolo “Attualità della Teoria del restauro di Cesare Brandi con esempi dalla pratica” che il prof. Giuseppe Basile tenne l’11 aprile 2011 a Belgrado.

 

 

 

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